LU  VINT’ DI  JNNARU | Ecco il testo della poesia sulla festa di San Sebastiano di Belvedere scritta da Giuseppe TORO per rinsaldare e consegnare la tradizione

LU  VINT’ DI  JNNARU | Ecco il testo della poesia sulla festa di San Sebastiano di Belvedere scritta da Giuseppe TORO per rinsaldare e consegnare la tradizione

Pubblichiamo – a conclusione dei festeggiamenti 2025 in onore di San Sebastiano Compatrono della Comunità di Belvedere di Siracusa – una POESIA scritta dall’Insegnante Giuseppe TORO.

Dalle semplici ma profonde “pennellate” e sottolineature del poeta TORO, ecco una POESIA affinché si rinsaldi sempre di più una tradizione così lunga e carica di segni e di devozione.

POESIA | LU  VINT’ DI  JNNAR

LU VINTI RI JNNARU A BEDDUVIRIRI SPUNTA, TRA BUMMI DI CANNUNA E SULI D’AMURI, LA FESTA CHIAMA,  LA GENTI  SI RAPI LU CORU TALIANNU ’ NCELU CA E’ CHINU D’AMURI.

CU-PERI  SCAUSI,  FASCIA RUSSA  NTO  PETTU  E NTE MANU MAZZI DI CIURI.

LI FEDELI AVANZANU LENTI E CU L’ANIMU SINCERU TRA CIURI, AGRUMI, ORTAGGI  E  N’TORCI  NDED’ MANU SI PREA.

NVUCANNU U’ NOMI DI LU PATRUNI VERU: “PRIMA DIU E SAMMASTIANU!”.

AIUTANI SANTU N’STA VITA CA PUTTROPPU NA STU MUMENTU E’ CHINA DI DULURI…

DA LU CASTEDDU,  CHINI DI GIOIA, STRITTI  PI  FARI CALURI E DOPO LA CUNTA SI PATTI.

OGNI PASSU E’ NCANTU CA SONA LUNTANU.

SI CAMMINA NFILA, SI PORTA RISPETTU, LI VOTI SI SCIOGGHIUNU DINTRA LA MENTI SI GRIDA: “ VIVA!”;

SI CANTA CU AFFETTU SAMMASTIANU!  TU ‘NTA NOSTRA VITA SI SEMPRI PRISENTI.

ARRIVATI  A  SANTA  MARIA  DO  PARARISU,  LU DEVOTU  STROGGHI U VOTU.

A BEDDA MATRI  CU SAMMASTINU COGGHIUNU LI PRIERI E L’AMURI SINCERU, TRA LU FOCU CHINU DI FIRI, LA STRADA E’ COMPIUTA, U CIELU E’ ‘NCHIANTU.

A BEDDUVVIRIRI  E’ ’NA FESTA TUTTU LU JORNU E SI SENTI SULA NA VUCI… “PRIMA DIU E SSAMMASTIANU!”.

 

ROMA | 9000 giornalisti di tutto il mondo stanno vivendo il Giubileo della Speranza: Incontro con il Santo Padre papa Francesco nell’Aula Paolo VI

ROMA | 9000 giornalisti di tutto il mondo stanno vivendo il Giubileo della Speranza: Incontro con il Santo Padre papa Francesco nell’Aula Paolo VI

I giornalisti di tutto il mondo, questa mattina, hanno attraversato la Porta Santa di San Pietro. Sono 9000, si sono incontrati per vivere, oggi e domani, il Giubileo della Speranza. Sono ricevuti in Aula Paolo VI da Papa Francesco.

Il Giubileo della Comunicazione è il primo grande evento dell’Anno santo.

L’incontro con il Pontefice è preparato con le riflessioni di Maria Ressa, giornalista, premio Nobel per la pace, Direttrice della piattaforma Rappler e Colum McCann, scrittore, autore di Apeirogon e Great World Spin, co-fondatore della rete Narrative 4.

L’incontro è moderato da Mario Calabresi, giornalista e scrittore, già direttore de La Stampa e La Repubblica, co-fondatore del Podcast Chora Media, e terminerà con l’esibizione musicale del Maestro Uto Ughi, con l’Orchestra, promossa dalla Fondazione Uto Ughi.

Il Giubileo del Mondo della Comunicazione si concluderà domani con la S. Messa solenne, nella Giornata della Parola di Dio, presieduta da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro.

GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 2025 | Il Messaggio di Papa Francesco

GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 2025 | Il Messaggio di Papa Francesco

GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 2025

Il Messaggio di Papa Francesco

“Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori (cfr 1Pt 3,15-16)” è il tema del Messaggio della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2025.
24 Gennaio 2025

Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori (cfr 1Pt 3,15-16)

Cari fratelli e sorelle!
In questo nostro tempo segnato dalla disinformazione e dalla polarizzazione, dove pochi centri di potere controllano una massa di dati e di informazioni senza precedenti, mi rivolgo a voi nella consapevolezza di quanto sia necessario – oggi più che mai – il vostro lavoro di giornalisti e comunicatori. C’è bisogno del vostro impegno coraggioso nel mettere al centro della comunicazione la responsabilità personale e collettiva verso il prossimo.
Pensando al Giubileo che celebriamo quest’anno come un periodo di grazia in un tempo così travagliato, vorrei con questo mio Messaggio invitarvi ad essere comunicatori di speranza, incominciando da un rinnovamento del vostro lavoro e della vostra missione secondo lo spirito del Vangelo.

Disarmare la comunicazione
Troppo spesso oggi la comunicazione non genera speranza, ma paura e disperazione, pregiudizio e rancore, fanatismo e addirittura odio. Troppe volte essa semplifica la realtà per suscitare reazioni istintive; usa la parola come una lama; si serve persino di informazioni false o deformate ad arte per lanciare messaggi destinati a eccitare gli animi, a provocare, a ferire. Ho già ribadito più volte la necessità di “disarmare” la comunicazione, di purificarla dall’aggressività. Non porta mai buoni frutti ridurre la realtà a slogan. Vediamo tutti come – dai talk show televisivi alle guerre verbali sui social media – rischi di prevalere il paradigma della competizione, della contrapposizione, della volontà di dominio e di possesso, della manipolazione dell’opinione pubblica.
C’è anche un altro fenomeno preoccupante: quello che potremmo definire della “dispersione programmata dell’attenzione” attraverso i sistemi digitali, che, profilandoci secondo le logiche del mercato, modificano la nostra percezione della realtà. Succede così che assistiamo, spesso impotenti, a una sorta di atomizzazione degli interessi, e questo finisce per minare le basi del nostro essere comunità, la capacità di lavorare insieme per un bene comune, di ascoltarci, di comprendere le ragioni dell’altro. Sembra allora che individuare un “nemico” contro cui scagliarsi verbalmente sia indispensabile per affermare sé stessi. E quando l’altro diventa “nemico”, quando si oscurano il suo volto e la sua dignità per schernirlo e deriderlo, viene meno anche la possibilità di generare speranza. Come ci ha insegnato don Tonino Bello, tutti i conflitti «trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti». Non possiamo arrenderci a questa logica.
Sperare, in realtà, non è affatto facile. Diceva Georges Bernanos che «sperano soltanto coloro che hanno avuto il coraggio di disperare delle illusioni e delle menzogne, nelle quali trovavano una sicurezza e che scambiavano falsamente per speranza. […] La speranza è un rischio che bisogna correre. È il rischio dei rischi». La speranza è una virtù nascosta, tenace e paziente. Tuttavia, per i cristiani sperare non è una scelta opzionale, ma una condizione imprescindibile. Come ricordava Benedetto XVI nell’Enciclica Spe salvi, la speranza non è passivo ottimismo ma, al contrario, una virtù “performativa”, capace cioè di cambiare la vita: «Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova» (n. 2).

Dare ragione con mitezza della speranza che è in noi
Nella Prima Lettera di Pietro (3,15-16) troviamo una sintesi mirabile in cui la speranza viene posta in connessione con la testimonianza e con la comunicazione cristiana: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto». Vorrei soffermarmi su tre messaggi che possiamo trarre da queste parole.
«Adorate il Signore, nei vostri cuori»: la speranza dei cristiani ha un volto, il volto del Signore risorto. La sua promessa di essere sempre con noi attraverso il dono dello Spirito Santo ci permette di sperare anche contro ogni speranza e di vedere le briciole di bene nascoste anche quando tutto sembra perduto.
Il secondo messaggio ci chiede di essere pronti a dare ragione della speranza che è in noi. È interessante notare che l’Apostolo invita a rendere conto della speranza «a chiunque vi domandi». I cristiani non sono anzitutto quelli che “parlano” di Dio, ma quelli che riverberano la bellezza del suo amore, un modo nuovo di vivere ogni cosa. È l’amore vissuto a suscitare la domanda ed esigere la risposta: perché vivete così? Perché siete così?
Nell’espressione di San Pietro troviamo, infine, un terzo messaggio: la risposta a questa domanda sia data «con dolcezza e rispetto». La comunicazione dei cristiani – ma direi anche la comunicazione in generale – dovrebbe essere intessuta di mitezza, di prossimità: lo stile dei compagni di strada, seguendo il più grande Comunicatore di tutti i tempi, Gesù di Nazaret, che lungo la strada dialogava con i due discepoli di Emmaus facendo ardere il loro cuore per come interpretava gli avvenimenti alla luce delle Scritture.
Sogno per questo una comunicazione che sappia renderci compagni di strada di tanti nostri fratelli e sorelle, per riaccendere in loro la speranza in un tempo così travagliato. Una comunicazione che sia capace di parlare al cuore, di suscitare non reazioni passionali di chiusura e rabbia, ma atteggiamenti di apertura e amicizia; capace di puntare sulla bellezza e sulla speranza anche nelle situazioni apparentemente più disperate; di generare impegno, empatia, interesse per gli altri. Una comunicazione che ci aiuti a «riconoscere la dignità di ogni essere umano e [a] prenderci cura insieme della nostra casa comune» (Lett. enc. Dilexit nos, 217).
Sogno una comunicazione che non venda illusioni o paure, ma sia in grado di dare ragioni per sperare. Martin Luther King ha detto: «Se posso aiutare qualcuno mentre vado avanti, se posso rallegrare qualcuno con una parola o una canzone… allora la mia vita non sarà stata vissuta invano». Per fare ciò dobbiamo guarire dalle “malattie” del protagonismo e dell’autoreferenzialità, evitare il rischio di parlarci addosso: il buon comunicatore fa sì che chi ascolta, legge o guarda possa essere partecipe, possa essere vicino, possa ritrovare la parte migliore di sé stesso ed entrare con questi atteggiamenti nelle storie raccontate. Comunicare così aiuta a diventare “pellegrini di speranza”, come recita il motto del Giubileo.

Sperare insieme
La speranza è sempre un progetto comunitario. Pensiamo per un momento alla grandezza del messaggio di questo anno di grazia: siamo invitati tutti – davvero tutti! – a ricominciare, a permettere a Dio di risollevarci, a lasciare che ci abbracci e ci inondi di misericordia. Si intrecciano in tutto questo la dimensione personale e quella comunitaria. Ci si mette in viaggio insieme, si compie il pellegrinaggio con tanti fratelli e sorelle, si attraversa insieme la Porta Santa.
Il Giubileo ha molte implicazioni sociali. Pensiamo ad esempio al messaggio di misericordia e speranza per chi vive nelle carceri, o all’appello alla vicinanza e alla tenerezza verso chi soffre ed è ai margini.
Il Giubileo ci ricorda che quanti si fanno operatori di pace «saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). E così ci apre alla speranza, ci indica l’esigenza di una comunicazione attenta, mite, riflessiva, capace di indicare vie di dialogo. Vi incoraggio perciò a scoprire e raccontare le tante storie di bene nascoste fra le pieghe della cronaca; a imitare i cercatori d’oro, che setacciano instancabilmente la sabbia alla ricerca della minuscola pepita. È bello trovare questi semi di speranza e farli conoscere. Aiuta il mondo ad essere un po’ meno sordo al grido degli ultimi, un po’ meno indifferente, un po’ meno chiuso. Sappiate sempre scovare le scintille di bene che ci permettono di sperare. Questa comunicazione può aiutare a tessere la comunione, a farci sentire meno soli, a riscoprire l’importanza del camminare insieme.

Non dimenticare il cuore

Cari fratelli e sorelle, di fronte alle vertiginose conquiste della tecnica, vi invito ad avere cura del vostro cuore, cioè della vostra vita interiore. Che cosa significa questo? Vi lascio alcune tracce.
Essere miti e non dimenticare mai il volto dell’altro; parlare al cuore delle donne e degli uomini al servizio dei quali state svolgendo il vostro lavoro.
Non permettere che le reazioni istintive guidino la vostra comunicazione. Seminare sempre speranza, anche quando è difficile, anche quando costa, anche quando sembra non portare frutto.
Cercare di praticare una comunicazione che sappia risanare le ferite della nostra umanità.
Dare spazio alla fiducia del cuore che, come un fiore esile ma resistente, non soccombe alle intemperie della vita ma sboccia e cresce nei luoghi più impensati: nella speranza delle madri che ogni giorno pregano per rivedere i propri figli tornare dalle trincee di un conflitto; nella speranza dei padri che migrano tra mille rischi e peripezie in cerca di un futuro migliore; nella speranza dei bambini che riescono a giocare, sorridere e credere nella vita anche fra le macerie delle guerre e nelle strade povere delle favelas.
Essere testimoni e promotori di una comunicazione non ostile, che diffonda una cultura della cura, costruisca ponti e penetri nei muri visibili e invisibili del nostro tempo.
Raccontare storie intrise di speranza, avendo a cuore il nostro comune destino e scrivendo insieme la storia del nostro futuro.
Tutto ciò potete e possiamo farlo con la grazia di Dio, che il Giubileo ci aiuta a ricevere in abbondanza. Per questo prego e benedico ciascuno di voi e il vostro lavoro.

Roma, San Giovanni in Laterano, 24 gennaio 2025, memoria di San Francesco di Sales.

Francesco

BELVEDERE | Angelo DI TOMMASO: “Propongo di realizzare una edicola votiva nel luogo dove partono i Nuri di San Sebastiano”

BELVEDERE | Angelo DI TOMMASO: “Propongo di realizzare una edicola votiva nel luogo dove partono i Nuri di San Sebastiano”

MIA PROPOSTA DI REALIZZARE (con l’aiuto delle Istituzioni o tramite donazioni) UN MONUMENTO e/o EDICOLA VOTIVA con statua o statuetta DI SAN SEBASTIANO, NEL LUOGO CHE LA TRADIZIONE VUOLE sia il “punto di partenza” dei Nuri ogni 20 Gennaio a BELVEDERE (curva/piazzale che porta al Castello Eurialo).

UN SEGNO DELLA DEVOZIONE CHE POTREBBE ESSERE DEDICATO “A TUTTI I NURI CHE CI HANNO PRECEDUTO E CHE CI HANNO CONSEGNATO LA TRADIZIONE”.
Si potrebbero coinvolgere maestranze locali. Diversamente, si potrebbe anche semplicemente PORRE UNA TARGA. Lancio questa iniziativa da semplice Cittadino e da devoto.
(19 Gennaio 2025, Vigilia della festa di San Sebastiano).

80 anni dell’ANSA | Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Maxxi, a Roma, ha partecipato all’inaugurazione della Mostra fotografica

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Maxxi, a Roma, ha partecipato all’inaugurazione della Mostra fotografica per gli 80 anni dell’ANSA.

Nell’esposizione “80 anni di storia, 80 anni di ANSA” le immagini che raccontano com’è la mondo.

Il Capo dello Stato è stato ricevuto dai Vertici dell’Agenzia e dai Consiglieri.

Dopo una breve cerimonia il presidente ha visitato in forma privata la mostra.

 

(Notizia e foto ANSA).